Nella prossima puntata di VIP TV Magazine, il programma condotto da Giusy Randazzo, andranno in onda storie vere, nate sui social ma capaci di raccontare molto di più: l’amore, la famiglia, l’esposizione pubblica e il prezzo che spesso si paga per essere se stessi.
Quattro ospiti molto seguiti su Facebook e TikTok, personaggi che dividono l’opinione pubblica, amati e criticati allo stesso tempo. Persone finite spesso nel mirino di commenti offensivi, emoji denigratorie e parole violente, scritte con leggerezza ma capaci di ferire profondamente.
Ed è proprio per questo che le loro storie meritano ascolto.

Giuseppe e Luigi: l’amore non ha genere
Giuseppe e Luigi sono una coppia di Palermo unita dall’amore, dalla stima e dal rispetto reciproco. Si mostrano sui social per quello che sono: due ragazzi innamorati, senza ostentazioni, senza provocazioni.
Eppure, solo per il fatto di essere una coppia gay, sono stati più volte attaccati, giudicati, additati con parole ed emoji offensive.
Perché?
Perché l’amore, quando non rientra negli schemi di qualcuno, fa ancora paura.
Giuseppe e Luigi parlano apertamente del loro sentimento, del loro progetto di vita, persino del desiderio di sposarsi. Non
impongono nulla, non chiedono approvazione, chiedono solo rispetto.
Perché l’amore, in qualsiasi forma e in qualsiasi sesso, resta amore, quello vero, quello autentico.
E non va dimenticato un dettaglio che spesso viene ignorato: sono due ragazzi belli, curati, eleganti, che non hanno nulla da togliere a nessun modello. Ma soprattutto sono due brave persone. E questo dovrebbe bastare.

Davide e Marianna: una famiglia sotto attacco
Davide e Marianna, una coppia sposata, una famiglia unita, con valori solidi, “all’antica” nel senso più bello del termine: rispetto, presenza, condivisione.
Sui social raccontano la loro quotidianità con semplicità: compleanni, eventi familiari, momenti di vita vera. Ed è proprio questa normalità che li ha resi seguitissimi.
Eppure anche loro sono spesso vittime di attacchi durissimi.
Marianna viene insultata per il suo aspetto fisico, Davide per le sue scelte, per il quartiere in cui vivono, lo Zen, (Palermo) una zona difficile che troppo spesso viene usata come etichetta per giudicare chi ci abita.
Ma vivere in un contesto complesso non significa non avere valori.
Essere una donna formosa non significa non meritare rispetto.
Essere una famiglia semplice non significa essere una famiglia sbagliata.
Tutti e quattro condividono una realtà comune:
più crescono i follower, più crescono anche gli haters.
Ed è qui la grande contraddizione:
le stesse persone che li criticano sono spesso quelle che li seguono, che guardano i video, che commentano, che chiedono:
“Come mai oggi non avete pubblicato?”
“Che fine avete fatto?”
Una dinamica che racconta molto più di chi giudica che di chi si espone.
Oltre i social, le persone
Fondamentalmente, però, c’è un aspetto che non può essere ignorato: tutti e quattro sono brave persone.
E vale ancora oggi un principio semplice ma vero: non è l’abito che fa il monaco.
Davide e Marianna, al di là dei video, sono una coppia unita, una famiglia vera.
Giuseppe e Luigi, al di là delle etichette, sono due ragazzi innamorati che si rispettano profondamente.
Viviamo in un’epoca in cui è facile sentirsi forti dietro una tastiera.
I cosiddetti leoni da tastiera colpiscono con parole, emoji e offese, dimenticando – o fingendo di non sapere – che l’offesa, la diffamazione e l’istigazione all’odio sono punibili dalla legge
Molti di questi attacchi, probabilmente, non esisterebbero mai dal vivo. Perché davanti a una persona reale, a uno sguardo, a una presenza fisica, il coraggio dell’insulto svanisce.
VIP TV Magazine: dare voce, non giudicare
La puntata di VIP TV Magazine non sarà un tribunale, ma uno spazio di ascolto e di verità.
Una sorta di ribellione gentile contro l’omofobia, il body shaming e il pregiudizio sociale.
Un’occasione per ribadire che:
l’amore non va spiegato,
le famiglie non hanno un solo modello,
la dignità non dipende da un quartiere,
e nessuno merita di essere insultato per ciò che è.
Esporsi non significa autorizzare l’odio.
Amare non significa dover chiedere permesso.
Essere seguiti non significa dover essere colpiti.
E forse, prima di giudicare chi si mostra, dovremmo chiederci perché continuiamo a guardare ciò che diciamo di disprezzare.

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